Cancellerò di questi giorni
il rito serale dei bollettini,
la tirannia dei numeri
che non concede calcoli;
l’ansia per un segnale che dia
il senso di un cambiamento
e lo scoramento di averlo
ancora una volta frainteso.
Dimenticherò a forza il suono
odioso degli anglicismi
insignificanti, duro all’orecchio
e la voce innaturale del silenzio;
l’argomentare tedioso
dei dotti di turno in lungaggini
di parole dissonanti.
La tentazione di abbandonarsi
alla trascuratezza, alla pigrizia,
alla consolazione del cibo.
Dimenticherò tutto di ogni
volta che ho finito di vivere,
ma ricorderò con orgoglio
i balconi pavesati di dignità,
con pietà l’esodo delle salme
e con tenerezza il nostro
semplice stare insieme.