Non è certo una novità che il passato si studia e si ricostruisce attraverso i documenti che di sé ci ha lasciato. Coerente con il postulato, questa edizione di carte zenoniane, completata da un breve testo argomentativo che da esse trae spunto, vorrebbe così contribuire allo studio e alla conoscenza del territorio di Caprino in età medievale, mettendo a disposizione una documentazione per lo più inedita e altresì di difficile consultazione per chi non abbia dimestichezza con la paleografia medievale. Si rivolge innanzitutto allo studioso locale, ma anche al semplice appassionato, al lettore occasionale, consentendo la visione di documenti trascritti dagli originali e corredati di regesti per chi non si districasse più di tanto con la lingua latina.
Ognuno ne farà l’uso che vorrà secondo le proprie esigenze, selezionando e prendendo quanto possa essere d’utilità allo sviluppo dei suoi studi o al soddisfacimento delle sue curiosità.

La chiesa di Santa Cristina a Ceredello, Verona 2017

Il volume, prodotto dall’Associazione “Ceredello 2000”, rivede una datata edizione del 1999 e l’aggiorna, in particolare, con lo studio dei nuovi affreschi, emersi di recente sul catino e sul giro absidali, che vengono datati al secolo XIII.
Un inserto di tavole a colori fuori testo, su fotografie di Gilberto Caurla, conclude degnamente il volume, apportando una testimonianza iconografica atta ad illustrare il patrimonio artistico della chiesa.

La chiesa del Santo Sepolcro a Caprino Veronese, Verona 2017

Nel volume mi appartengono i capitoli: Note storiche; Note architettoniche; La questione del gruppo scultoreo con la rappresentazione de La deposizione di Gesù nel sepolcro; I dipinti; Appendice di documenti.
Lo studio, introdotto dalla relazione degli archeologi Martina Benati e Giovanni Ridolfi, ha voluto indagare la chiesa all’interno della quale in tempi recenti si ha attestata la presenza del gruppo scultoreo, in attesa del suo ritorno dopo le operazioni di restauro presso “L’opificio delle pietre dure di Firenze”. Quindi sulla presenza delle sculture per la quale, purtroppo, non è stata rinvenuta documentazione anteriore al primo Novecento, non definendo così la questione sulla collocazione originaria del gruppo e su quando e come, eventualmente, fosse finito nell’oratorio caprinese.
Un inserto di tavole a colori fuori testo conclude degnamente il volume, apportando una testimonianza iconografica atta ad illustrare il patrimonio artistico della chiesa.

Costermano sul Garda. Storia di un insediamento, evoluzione di un toponimo, Verona 2016

Il volumetto, che si avvale della presentazione dello storico Gian Maria Varanini, coglie occasione dal referendum che ha modificato la denominazione del comune da “Costermano” a “Costermano sul Garda” per ripercorrere la storia dell’odierno capoluogo, non trascurando poi cenni sulle sue frazioni. Questo si origina dall’unione di due nuclei abitativi distinti, noti in età medievale come “Castelnuovo della Badessa”, dipendente dall’abbazia Bresciana di Santa Giulia, e “Costarmata”, villaggio autonomo che si forma successivamente a nord del primo, le cui vicende vengono narrate fino al declino dell’abbazia e l’unione dei due centri e quindi, proseguendo verso tempi più recenti, seguendo pure l’evoluzione del toponimo originario “Costarmata” nel moderno “Costermano” , infine “Costermano sul Garda”, e dimostrando l’inconsistenza di una derivazione dalle voci Castrum romanum/romanorum.

Gaium nel Medioevo e la chiesa di San Michele Arcangelo dalle origini alla ristrutturazione del dopoguerra, Comune  di Rivoli Veronese, Verona 2014.
Il volume, a cura di Giuliano Sala e introdotto da una prefazione di Giancarlo Dotti per conto dell’associazione Baldofestival, che della chiesa ha promosso e sostenuto finanziariamente il restauro, si avvale, oltre che di quello del curatore, del contributo degli archeologi Emanuela Compri e Luciano Pugliese e della ricercatrice locale Virginia Cristini. In questo innanzitutto viene ricostruita attraverso documenti inediti la storia della comunità di Gaium gravitante attorno al monastero veronese di San Zeno, dalle origini della corte monastica alla sua soppressione; quindi della chiesa, da cappella soggetta alla pieve di Cisano a parrocchiale autonoma, fino alla demolizione pressoché totale della stessa, conseguentemente alla devastazione dei bombardamenti nel corso della II guerra mondiale, ed al restauro nel dopoguerra ad opera dell’architetto Libero Cecchini. Le strutture e le trasformazioni architettoniche vengono puntualmente descritte attraverso l’indagine archeologica e la mediazione della documentazione archivistica. Un capitoletto si sofferma, infine, sulla presentazione e sull’analisi del decoro pittorico superstite: di rilievo l’identificazione dei committenti di un affresco tardo quattrocentesco, quasi totalmente celato dalla sovrapposizione di un strato pittorico del secondo Cinquecento, riconosciuti in Bartolomeo e Antonio figli del benestante locale Giovanni Dionisi, fittavolo nel tardo Quattrocento del monastero di San Zeno per la riscossione del dazio di Gaium.

La chiesa di San Severo di Bardolino. Note storico-artistiche, Comune di Bardolino, Verona 2013.
Il volume riprende la prima edizione del 1987, aggiornandola, rielaborandola e proponendo nuove interpretazioni sulle fasi architettoniche dell’edificio dall’età altomedievale ai rifacimenti moderni. In particolare, vengono presentate ipotesi, puntualmente illustrate dai disegni dell’architetto Massimiliano Valdinoce e del suo collaboratore architetto Leonardo Polesani, sulle strutture della chiesa altomedievale, della prima e della seconda fase romanica. Quindi una precisa descrizione degli affreschi romanici, con tematiche ispirate ai Vangeli, all’Apocalisse, alle Storie di Costantino e all’Invenzione della santa Croce, ed una lettura con interpretazione inedita degli affreschi trecenteschi, che tra l’altro testimoniano una continuità nel culto di sant’Elena e della Croce. Ricca la documentazione e l’apparato iconografico con la presentazione a colori degli affreschi, ripresi nelle loro logiche sequenze. Un capitoletto a cura di Valdinoce illustra i recenti restauri e le prospettive future.

(Con F. Gaggia – G. Miele – G. Vedovelli) Le antiche peschiere di Peschiera del Garda, Centro Studi per il territorio Benacense, Verona 2013.
Il volume, tramite lo studio di fonti documentarie per lo più inedite e frutto della ricerca archivistica degli autori, si occupa dapprima delle peschiere arilicensi, suddivise in relazione ai proprietari, tra cui il vescovo di Verona, i monasteri di San Colombano di Bobbio, di San Zeno e di Santa Maria in Organo di Verona, di Santa Giulia di Brescia, nei vari aspetti e nelle complesse dinamiche di gestione dalle origini ai tempi moderni; quindi si sofferma sul mondo dei pescatori, sulle tecniche di pesca e sul pescato, sul vecchio in disuso stabilimento ittiogenico di Peschiera. Infine una nota sull’uso culinario del pesce nel Medioevo e nel Rinascimento, in specie dell’anguilla, con proposta di tradizionali ricette. Notevole l’apparato iconografico nella documentazione cartografica e ricca la trascrizione di documenti pergamenacei inediti, conservati per lo più presso gli Archivi di Stato di Verona e di Torino, ma pure presso l’Archivio Storico del Comune di Peschiera, che viene così giustamente valorizzato.

Sussidiario di storia attraverso le fonti del territorio, Istituto Comprensivo di Caprino Veronese – Amministrazioni Comunali di Caprino Veronese, Ferrara di Monte Baldo, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Verona 2012.
Il volume è propriamente un manuale scolastico ad integrazione, sussidio, come dichiara il titolo, allo studio della storia. La presenza di innumerevoli schede di tematica varia (storico-politica, economica, sociale, religiosa, artistica)  consente concretamente approcci diversi, vari e quindi più efficaci alle vicende del passato, rivisitato sempre tramite le fonti, i documenti, scritti e non scritti, sul territorio materialmente presenti, consultabili e visitabili. Il manuale è anche espressione di una metodologia che l’autore nel tempo ha maturato insieme alla convinzione che nell’ambito dell’autonomia scolastica ogni Istituto debba provvedere a dotarsi anche di propri, personalizzati strumenti di lavoro.

La presenza del monastero veronese di San Zeno tra l’alto lago di Garda e il monte Baldo. Manifestationes terrarum e investiture, Museo dell’Olio d’Oliva di Cisano – Centro Studi per il Territorio Benacense, Verona 2012
Il volume, con presentazione di Pierpaolo Brugnoli, propone la trascrizione integrale ed inedita delle manifestationes terrarum e delle riconferme d’investitura relative al territorio di Malcesine, raccolte e prodotte nel 1193 dal monastero veronese di San Zeno. Ad integrazione dei documenti puntuali note sull’entità dei possessi, sulle conduzioni e relativi canoni, sui conduttori, sulle colture agricole e sui modi e i tempi della raccolta in loco delle olive e del trasporto via lago fino a Bardolino, alla càneva della cappella di San Zeno, in corresponsione dei canoni d’affitto, per lo più a quota fissa. E ancora precisazioni sulle unità di misura dell’olio, la galeta e la caça, stimate a Malcesine rispettivamente in libbre 24 e 4. Nelle carte si rileva anche, citata come riferimento di confine, la presenza in località Campo di una chiesa, il cui titolo non è espresso, ma che sembra potersi identificare con l’oratorio di San Pietro in Vincoli nella sua espressione architettonica originaria.

I possedimenti dell’abbazia veronese di San Zeno nella pievania di Garda come si desumono  dai Brevia recordationis  del 1194. Possessi, conduttori,colture, canoni e rendite, Museo dell’Olio d’Oliva di Cisano – Centro Studi per il Territorio Benacense, Verona 2011.
Il volume propone l’inedita, integrale trascrizione dei Brevia recordationis, redatti nel 1194 su sollecitazione dell’abate Ugone, inerenti i possedimenti abbaziali nella pievania di Garda: in particolare nelle odierne Garda, Castion e Bardolino. Di tali possedimenti viene presentato quindi  un inventario con la specifica dell’entità, delle colture, dei conduttori e dei canoni d’affitto. Degna di notazione è la spiegazione inedita del termine batatica, che viene interpretato come un contributo da corrispondersi da parte dei fittavoli-conduttori in occasione della battitura delle granaglie e non della raccolta dell’oliva come fino ad allora indicato dalla letteratura veronese sull’argomento. Completano opportunamente l’opera due capitoletti che trattano della pieve di Garda e della chiesa monastica di San Zeno in Bardolino.